Costi produttivi

Caro energia, panettieri in allarme a Monza: pane più caro di 2 euro

Bollette estive salite del 30%, esborsi oltre mille euro mensili e consumi ridotti mettono sotto pressione le piccole attività.

Caro energia, panettieri in allarme a Monza: pane più caro di 2 euro

Il caro energia sta mettendo sotto pressione i panettieri della provincia di Monza e Brianza. L’aumento delle spese per alimentare forni, celle frigorifere, impastatrici, abbattitori e impianti di climatizzazione rischia di ridurre ulteriormente i margini delle attività artigianali, già alle prese con il ricambio generazionale e con una domanda più debole.

A lanciare l’allarme è Marco Accornero, segretario generale provinciale di Unione Artigiani, secondo cui il settore potrebbe perdere numerose realtà se la situazione non cambierà. Sulle bollette estive è stato registrato un incremento medio del 30 per cento, mentre in diversi laboratori gli aumenti superano i mille euro al mese. A questi esborsi si aggiungono i maggiori costi dei fornitori, legati anche ai trasporti, oltre a affitti, Tari e tasse.

Margini ridotti e possibili rincari

Stefano Fugazza, presidente di Unione Artigiani Milano Monza e titolare di una panetteria a Lambrate, spiega che gli aumenti sono arrivati rapidamente, senza lasciare alle imprese la possibilità di pianificare. Per il momento molti esercenti stanno assorbendo le spese e rinunciando ai profitti, ma la prospettiva di aumentare il prezzo del pane di almeno due euro al chilo viene considerata concreta.

La clientela, intanto, ha ridotto gli acquisti a causa del caldo e del caroprezzi. Secondo Fugazza, la produzione artigianale tradizionale è rimasta concentrata in poche realtà, mentre altre rivendite scelgono prodotti congelati, compresi cornetti e altri alimenti da cuocere in base alla domanda. Una soluzione che consente di contenere sprechi e consumi, ma che modifica il lavoro quotidiano dei negozi.

Le soluzioni adottate nei laboratori

Le micro e piccole imprese di Monza stanno cercando di ridurre i consumi senza intervenire sulla qualità o sull’organico. Lorenzo Ricci, titolare di una gastronomia artigianale in piazza Indipendenza, racconta di controllare più volte che le apparecchiature siano spente, di utilizzare i forni una sola volta al giorno quando possibile e di aver lasciato spenta l’insegna. L’aria condizionata, invece, non può essere eliminata, nonostante l’esigenza di tenere le porte chiuse abbia rischiato di far apparire il locale non operativo.

Anche Moustafà Mohamed, titolare di tre attività tra panificazione e ristorazione in zona Viale Monza, riferisce di aver sostenuto un aumento medio di 750 euro per ciascun negozio soltanto nel mese di agosto. La scelta, almeno per ora, è non aumentare i prezzi e rinunciare al guadagno per non perdere la clientela. Il titolare esclude inoltre tagli al personale, mentre altri operatori hanno già ridotto gli organici e ritoccato i listini.

Il quadro descritto dagli artigiani resta quindi segnato dalla combinazione tra spese energetiche elevate, consumi in calo e difficoltà nel reperire lavoratori disposti a svolgere il mestiere, soprattutto durante la notte e nei mesi più caldi. Per le attività più piccole, la sfida è mantenere aperti i laboratori senza trasferire interamente gli aumenti sui consumatori.