Il carcere di Monza ospita 740 persone a fronte di una capienza regolamentare di 413 posti. È uno dei dati emersi durante il sopralluogo organizzato mercoledì 26 agosto dalla Camera Penale di Monza nell’ambito dell’iniziativa nazionale Ristretti in agosto, promossa dall’Unione delle Camere Penali Italiane.
La visita si è svolta con la disponibilità della direttrice della casa circondariale di Sanquirico, Cosima Buccoliero. Hanno partecipato anche l’assessora Andreina Fumagalli e il consigliere comunale Paolo Piffer, esponente di Civicamente, che in passato ha portato più volte le criticità della struttura all’attenzione del consiglio comunale.
Il quadro della popolazione detenuta
Secondo i dati illustrati al termine del sopralluogo, dei 740 detenuti presenti, 553 hanno una condanna definitiva. Sono invece 115 le persone in attesa di primo giudizio, 51 quelle appellanti e 17 quelle ricorrenti. L’età media è di 40 anni: il detenuto più giovane ha 18 anni, mentre il più anziano ne ha 88. Le persone che svolgono un’attività lavorativa all’interno della struttura sono 294.
Il sovraffollamento non è però l’unica emergenza evidenziata. Una quota significativa della popolazione carceraria presenta seri disagi psichiatrici, con ricadute sulla gestione quotidiana e sulla sicurezza degli ospiti e del personale. Nel corso del 2026 sono stati registrati 93 episodi di autolesionismo e 13 tentativi di suicidio. Gli episodi di aggressione sono stati 10 contro il personale e 68 tra detenuti.
Il ruolo della giustizia riparativa
Al centro dell’incontro non ci sono stati soltanto i dati sul sovraffollamento e sulle situazioni di fragilità, ma anche una riflessione sul significato della pena. La Camera Penale di Monza e i rappresentanti istituzionali presenti hanno sottolineato la necessità di affiancare alla custodia e alla sicurezza percorsi capaci di affrontare le conseguenze del reato.
In questo quadro, la giustizia riparativa è stata indicata come uno strumento per favorire l’ascolto e il riconoscimento delle vittime, accompagnando al tempo stesso la persona detenuta verso una maggiore responsabilizzazione e consapevolezza. Secondo i promotori, il dialogo, la mediazione e il rapporto con la comunità esterna possono contribuire al reinserimento sociale e alla prevenzione della recidiva.
All’interno della struttura monzese è già attivo uno sportello dedicato alla giustizia riparativa. Nei prossimi mesi sono previste iniziative condivise con le realtà locali, con l’obiettivo di far conoscere il servizio e offrire alla cittadinanza maggiori strumenti per comprendere il funzionamento di questo istituto.