Urbanistica contesa

Il nuovo Pgt divide Monza tra sviluppo e rischio periferia

HQMonza teme edifici anonimi e minori spazi verdi; maggioranza e giunta difendono l’impostazione adottata.

Il nuovo Pgt divide Monza tra sviluppo e rischio periferia

Monza si interroga sul futuro urbanistico della città dopo l’adozione della variante al Piano di governo del territorio. Il documento, approvato dal consiglio comunale con 20 voti favorevoli e 10 contrari, riduce di 100mila metri quadrati le superfici edificabili, prevede più abitazioni convenzionate e introduce vincoli per il recupero delle aree dismesse. Tra gli elementi destinati a incidere sullo sviluppo urbano viene indicata anche la previsione del passaggio della metropolitana M5, con sette fermate sul territorio cittadino.

Il nuovo Pgt è contestato dall’opposizione, composta da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi Moderati, che teme un possibile immobilismo per i costruttori e per chi intende investire a Monza. Critiche arrivano anche da HQMonza, associazione attiva da trent’anni sui temi della qualità della vita e già impegnata a sostenere l’arrivo della metropolitana in città.

Le critiche sul recupero delle aree dismesse

Secondo l’associazione, la variante contiene principi condivisibili, ma risulta debole soprattutto sul fronte della rigenerazione delle aree dismesse. HQMonza sostiene che la giunta guidata dal sindaco Paolo Pilotto non abbia avuto il coraggio di puntare sulla cosiddetta Città-Parco e accusa l’amministrazione di riproporre il modello di una città dormitorio collegata a Milano. L’associazione attribuisce questa scelta anche alla situazione politica della maggioranza, alla vigilia delle elezioni comunali e della possibile ricandidatura del sindaco uscente.

Nel dibattito consiliare, i consiglieri Massimiliano Longo di Forza Italia e Martina Sassoli di Noi Moderati hanno espresso voto contrario, richiamando il rischio che regole considerate troppo restrittive spingano gli investitori a scegliere altri comuni della Brianza. Al centro della discussione ci sono soprattutto i limiti alle altezze degli edifici. HQMonza sostiene che concentrare le costruzioni su superfici più ridotte, sviluppandole in altezza e lasciando spazio al verde, sarebbe una soluzione utilizzata nelle città fortemente urbanizzate. Secondo l’associazione, ridurre le altezze a parità di capacità edificatoria aumenterebbe invece l’impronta degli edifici sul terreno.

Il caso dell’area di San Fruttuoso

Come esempio viene citato il progetto delle Torri nell’area compresa tra le vie Ticino, Taccona e Lombardia, nel quartiere San Fruttuoso. Presentato nel 2021 durante la giunta Allevi, il piano dell’architetto Duccio Battistoni prevedeva tre edifici di 20, 16 e 13 piani, circondati da un parco. In seguito, durante l’amministrazione Pilotto, il progetto è stato ridimensionato e gli edifici sarebbero stati portati a sette piani.

Per HQMonza, la modifica rappresenta un arretramento rispetto all’idea originaria e rischia di produrre edifici di media altezza simili a quelli già presenti in via Ticino. L’associazione afferma che il ridimensionamento avrebbe ricevuto il plauso della maggior parte delle associazioni di quartiere coinvolte, ma giudica comunque il risultato negativo per la qualità urbana.

Il confronto resta quindi aperto tra l’obiettivo di rendere più sostenibile il consumo di suolo, la necessità di recuperare le aree degradate e le richieste di chi teme che vincoli eccessivi rendano meno convenienti gli interventi immobiliari. HQMonza chiede una rigenerazione capace di valorizzare la personalità di Monza, nel rispetto del centro storico, della Villa Reale e del Parco, evitando al tempo stesso sia il degrado delle aree dismesse sia la trasformazione della città in un quartiere residenziale satellite di Milano.