Contenzioso

Pignorato a Monza il conto dell’eurodeputata Ilaria Salis

Circa settemila euro sono stati vincolati dopo una pronuncia sui rapporti con due ex assistenti.

Pignorato a Monza il conto dell’eurodeputata Ilaria Salis

Pignorato presso terzi il conto corrente di Ilaria Salis, eurodeputata monzese di Alleanza Verdi e Sinistra. La notizia, riportata da Il Giornale, si inserisce nella controversia avviata da due ex collaboratori parlamentari, ai quali il Tribunale di Milano ha riconosciuto somme per oltre 300mila euro dopo la revoca anticipata dei rispettivi contratti.

Secondo quanto riferito dal quotidiano, il provvedimento esecutivo riguarderebbe circa 7mila euro, pari alle spese legali maturate nella vicenda. Il conto interessato sarebbe quello sul quale vengono versate le somme legate all’attività di Salis come parlamentare europea. L’eurodeputata era attesa a Brugherio per il Brianza Pride.

La controversia con gli ex collaboratori

La causa è nata dalla decisione di interrompere prima della scadenza i contratti di lavoro stipulati con due assistenti, incaricati dello sviluppo di progetti finalizzati alla valorizzazione del ruolo del parlamentare europeo. Il recesso, comunicato nel marzo dell’anno scorso, era stato motivato con il venir meno del rapporto fiduciario: in un caso per una situazione definita di incompatibilità ambientale e personale, nell’altro per un’attività ritenuta insoddisfacente.

Come riportato negli atti, l’onere di dimostrare la giusta causa sarebbe spettato alla stessa Salis, che non si è costituita nel procedimento di primo grado. Il Tribunale di Milano ha quindi ritenuto insussistente la giusta causa dei recessi contestati, riconoscendo ai due ex assistenti le retribuzioni che sarebbero maturate fino alla scadenza dei contratti, fissata al 16 luglio 2029. Il conteggio complessivo supera i 300mila euro.

Il ricorso in appello

Salis ha contestato la ricostruzione e ha fatto sapere di non aver potuto difendersi nel primo grado di giudizio. La parlamentare ha già impugnato il procedimento, attualmente pendente in appello, esprimendo fiducia nella possibilità che il secondo grado consenta di esaminare correttamente i fatti.

Nella sua versione, la decisione di interrompere i rapporti con i due collaboratori non sarebbe stata arbitraria né improvvisa, ma necessaria per tutelare il corretto esercizio del mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla sua responsabilità e le persone rappresentate. Il pignoramento, secondo quanto riferito, è stato disposto in relazione alle spese legali e non all’intero importo oggetto della controversia.