Impatto ambientale

Data center, la proposta brianzola: costruirli sottoterra

HQMonza illustra un’ipotesi per ridurre suolo, energia e risorse idriche

Data center, la proposta brianzola: costruirli sottoterra

In Brianza cresce la mobilitazione contro la realizzazione dei data center, strutture di grandi dimensioni che richiedono ampie superfici e consumano energia e acqua. Nel Vimercatese le proteste non hanno fermato tutti i progetti, mentre il tema riguarda più aree della Lombardia. Una nuova mobilitazione generale è prevista a Milano il 10 ottobre.

La proposta nata a Monza

Accanto alla contestazione dei nuovi impianti, l’associazione HQMonza propone di collocare i data center nel sottosuolo. L’idea è contenuta in uno studio tecnico, scientifico ed economico inviato anche al sottosegretario all’Innovazione e alla Trasformazione digitale Alessio Butti e all’assessore regionale al Territorio Gianluca Comazzi, che avrebbe manifestato interesse.

Secondo l’associazione, i data center sono ormai infrastrutture necessarie per sostenere il traffico dati legato a video ad alta risoluzione, servizi cloud, social network, posta elettronica e applicazioni di intelligenza artificiale. L’obiettivo indicato nel documento è ridurre l’impatto delle strutture, evitando che la loro costruzione comporti ulteriore impermeabilizzazione del suolo e alterazioni del paesaggio.

La soluzione ipogea, sempre secondo HQMonza, consentirebbe di sfruttare la temperatura più stabile del terreno per il raffreddamento dei server. L’associazione stima una riduzione dei costi di climatizzazione tra il 30 e il 40 per cento, con un’efficienza energetica, espressa dal parametro PUE, inferiore a 1,15. Il documento indica inoltre la possibilità di azzerare i consumi idrici destinati al raffreddamento, mentre l’investimento iniziale risulterebbe superiore di circa il 30 per cento, con un rientro previsto in sette-dieci anni.

Aree dismesse, miniere e gestione dell’acqua

La proposta non prevede la realizzazione degli impianti in qualsiasi area. Per HQMonza, gli scavi potrebbero essere valutati soprattutto nelle grandi città, utilizzando aree industriali dismesse come punti di accesso e collegamento alle reti di trasporto e ai sottoservizi già presenti. Tra le alternative vengono citate anche miniere abbandonate e cave dismesse, previa bonifica. In superficie, sostiene l’associazione, potrebbe essere creato un parco urbano.

Un altro capitolo riguarda l’acqua. Nel documento si spiega che nei sistemi di raffreddamento evaporativi una parte della risorsa viene dispersa attraverso l’evaporazione. La temperatura più costante del sottosuolo, secondo l’analisi, ridurrebbe il ricorso a questi sistemi. Viene inoltre ipotizzato l’impiego di acqua di falda superficiale non destinata al consumo potabile o di acqua presente in miniere allagate, attraverso sistemi di scambio termico e nel rispetto della normativa.

HQMonza attribuisce agli impianti sotterranei anche una maggiore protezione rispetto a eventi climatici estremi, allagamenti, ondate di calore e altri rischi esterni. La collocazione ipogea, inoltre, limiterebbe il consumo di superficie: un singolo data center può superare, secondo il documento, i 50mila metri quadrati. L’associazione propone infine una governance coordinata tra Stato, Regioni e Comuni, sostenuta da una legge quadro per incentivare i data center sotterranei.

Lo studio viene presentato come una possibile mediazione tra l’aumento della domanda digitale e le preoccupazioni espresse dai cittadini sui nuovi impianti. I risultati indicati, così come le stime sui costi, sui consumi e sui tempi di rientro, sono quelli contenuti nell’analisi elaborata da HQMonza e dovrebbero essere verificati in relazione ai singoli siti, alle caratteristiche geologiche e alle autorizzazioni necessarie.