Per Alessia, 39 anni, e per i suoi due figli di 12 anni non è arrivata la soluzione cercata: la famiglia è ancora senza un alloggio stabile. Dopo un nuovo incontro con i Servizi sociali, il Comune di Monza ha riferito alla donna di non poterle assegnare una casa. L’unica alternativa prospettata è trovare un’abitazione in autonomia oppure dividere con l’amministrazione le spese per una permanenza temporanea in albergo.
La donna, che lavora con un contratto part time in un’azienda del territorio, ha raccontato la propria situazione alla redazione di MonzaToday al termine dell’incontro di venerdì 4 settembre. Il suo reddito è di circa 400 euro al mese, una somma ulteriormente ridotta dal pignoramento di un quinto dello stipendio per debiti lasciati dall’ex marito. Secondo Alessia, la quota a suo carico per l’hotel arriverebbe a circa 1.400 euro, una cifra che non può sostenere né insieme ai figli né dividendo la spesa con il Comune.
Le difficoltà nell’accesso agli alloggi
La vicenda abitativa della famiglia è legata anche a una precedente morosità. Alessia non può accedere agli alloggi Aler perché risulta insolvente: l’ex marito, padre dei suoi due figli maggiori oggi adulti, non avrebbe pagato l’affitto dell’abitazione precedente e la donna era stata sfrattata. Da allora ha cercato una nuova sistemazione, ma le garanzie richieste dal mercato privato rendono difficile trovare un contratto.
Per affittare un appartamento, infatti, vengono spesso richiesti un lavoro a tempo indeterminato, un reddito adeguato e un garante. Requisiti che Alessia non possiede, così come molte famiglie che si rivolgono ai Servizi sociali. Il compagno, padre dei due bambini, lavora a tempo pieno ma con contratti a termine e vive in un alloggio condiviso con altri lavoratori. Nel periodo in cui Alessia e i figli erano ospitati in albergo, la coppia ha quindi dovuto affrontare una sistemazione separata.
La proposta di un’assegnazione in deroga
Michele Quitadamo, referente di As.i.a. Usb, sostiene che una possibile soluzione potrebbe essere l’assegnazione di un alloggio in deroga. Secondo l’associazione, ci sarebbero abitazioni disponibili in via Mazzucotelli, Meda e Silva. L’ipotesi consentirebbe di riunire la famiglia e di offrirle una base da cui ripartire, superando gli ostacoli che impediscono l’accesso al mercato privato.
Quitadamo richiama anche il rapporto tra i costi dell’accoglienza temporanea e quelli necessari per sistemare un appartamento destinato a un nucleo in difficoltà. A suo giudizio, il Comune e Aler dovrebbero tornare a coordinarsi per affrontare una situazione che, a Monza, coinvolge più famiglie. Intanto Alessia continua a chiedere una soluzione sostenibile: lavora e cerca di mantenere i propri impegni, ma senza un alloggio e con le spese quotidiane a carico teme di non riuscire a garantire stabilità ai suoi figli.