Garnet Srl, azienda con sede a Concorezzo e 33 dipendenti, è stata inserita dal Ministero del Commercio cinese in un elenco di restrizione all’esportazione insieme a importanti società europee attive anche nel comparto della difesa. L’impresa brianzola sostiene però di non avere alcun legame con la produzione di armamenti e considera la propria presenza nella lista un errore dalle conseguenze già concrete.
A spiegare la posizione dell’azienda è l’amministratore Leopoldo Iurino, che ha definito la situazione angosciante. Garnet opera nei settori dell’automazione, della robotica e del motion control e, secondo quanto riferito dal titolare, non produce materiale bellico né componenti destinati alla difesa. L’azienda fornisce invece tecnologie e componentistica a comparti civili e industriali, tra cui la Formula 1, l’automotive elettrico e l’aeronautica commerciale e spaziale.
La ritorsione tra Pechino e Unione Europea
La vicenda è iniziata alla fine di luglio 2026, quando il governo cinese ha inserito 14 realtà dell’Unione Europea in un elenco riguardante l’esportazione di materiali classificati come dual-use, cioè potenzialmente impiegabili sia in ambito civile sia militare. La misura è arrivata dopo che l’Unione Europea aveva sottoposto a controllo 14 società cinesi, accusate di avere fornito supporto indiretto a imprese russe coinvolte nel conflitto in Ucraina.
Tra i prodotti interessati dalle restrizioni figurano anche i magneti pesanti derivati dalle terre rare, una materia prima strategica per numerosi settori industriali e un mercato nel quale la Cina occupa una posizione dominante. Nell’elenco di Pechino compaiono soltanto due aziende italiane: il gruppo veneziano Lafert e la brianzola Garnet. Accanto a loro sono citati colossi europei della produzione pesante e della difesa, tra cui la tedesca Rheinmetall e la ceca Tatra Trucks.
Ritardi nelle forniture e confronto istituzionale
Secondo Iurino, l’azienda non ha ricevuto contestazioni specifiche sul proprio operato e la decisione sarebbe di natura esclusivamente politica. L’amministratore ipotizza che Garnet possa essere stata associata alla vicenda anche per i rapporti commerciali con Lafert, alla quale fornisce però prodotti diversi dai magneti in terre rare. La società sta cercando di dimostrare alle autorità la propria estraneità al settore militare.
Nel frattempo, le restrizioni hanno iniziato a produrre effetti sullo stabilimento di via De Gasperi. Le difficoltà nel ricevere liberamente i magneti provenienti dalla Cina hanno provocato ritardi nella produzione e nelle consegne. La diversificazione della rete di fornitori, avviata negli anni dall’impresa, sta consentendo di contenere l’impatto, ma non ha eliminato le criticità legate all’approvvigionamento delle materie prime.
Per affrontare lo stallo, Garnet ha avviato contatti con le istituzioni italiane ed europee. Iurino ha riferito di essere stato ricevuto a Roma e di mantenere un rapporto costante con l’Ambasciata italiana a Pechino e con i referenti dell’Unione Europea. L’azienda ha messo a disposizione la documentazione e il supporto tecnico necessari a chiarire la propria attività.
Il futuro dell’impresa resta legato all’evoluzione del confronto diplomatico tra Bruxelles e Pechino. Secondo la ricostruzione fornita dall’amministratore, la rimozione delle 14 società cinesi dalla lista europea potrebbe portare a una decisione analoga da parte della Cina. Garnet guarda quindi ai prossimi negoziati tra Unione Europea e Cina, previsti per ottobre, con l’obiettivo di essere esclusa dall’elenco e tornare a operare senza limitazioni sulle forniture.