Il 29 luglio 1900 è una data che ha segnato la storia italiana, poiché in quel giorno l’anarchico Gaetano Bresci compì un attentato mortale contro il re Umberto I a Monza. Con un piano ben congegnato, Bresci sparò quattro colpi contro la carrozza reale nei pressi della palestra Forti e Liberi di viale Cesare Battisti. Le pallottole, modificate da Bresci per frammentarsi all’impatto, causarono ferite letali al sovrano, che morì dopo pochi minuti.
Nonostante i ripetuti avvertimenti della consorte Margherita, Umberto I decise di non indossare la maglia di metallo che avrebbe potuto proteggerlo, convinto dell’affetto dei monzesi. Questa leggerezza si rivelò fatale: solo un proiettile colpì la carrozza, mentre gli altri tre perforarono spalla, polmone e cuore del re, che all’epoca aveva 56 anni.
Le ultime ore di Bresci
Prima del regicidio, Bresci e il suo complice Luigi Granotti si rifugiarono nel fienile della Cascina Parada a Vedano al Lambro, dove pianificarono l’attentato. Arrivati a Monza il 27 luglio, si sistemarono al Caffè del Vapore, preoccupati di come nascondere la pistola. Quella stessa arma, il 29 luglio, pose fine alla vita del monarca sabaudo, dando vita a una delle pagine più controverse della storia italiana.
Subito dopo l’attentato, la regina Margherita avvisò la contessa Litta, amante di Umberto, permettendole di salutare il re per l’ultima volta. La regina, in lutto, esprimeva il dolore per la perdita di un uomo che aveva condiviso con entrambe un legame profondo. Umberto I, oltre al legittimo erede Vittorio Emanuele III, lasciava orfani anche molti figli illegittimi, frutto di relazioni con diverse donne.
Le conseguenze del regicidio
Il destino di Bresci fu drammatico: catturato dopo l’attentato, fu salvato da un linciaggio grazie a un carabiniere. Dopo un processo, fu deportato a Ventotene, dove morì in circostanze violente, ucciso da guardie carcerarie. La sua azione, giustificata come vendetta contro un tiranno, rimane un tema di dibattito storico. Nel frattempo, il regicidio portò a un periodo di lutto e riflessione in Italia, con il nuovo re che si trovò a gestire un’eredità complessa e controversa.