La vicenda della scimmietta mostrata sui social da Rita De Crescenzo ha suscitato nuove reazioni da parte delle associazioni animaliste. L’Ente nazionale protezione animali di Monza ha annunciato di essersi attivato con i propri legali per verificare quanto accaduto e valutare eventuali iniziative. Il cucciolo, secondo la ricostruzione riportata dall’associazione, si trova ancora in Egitto, dove l’influencer lo avrebbe acquistato durante una vacanza.
Le contestazioni dell’associazione
Al centro delle critiche ci sono le modalità con cui l’animale sarebbe stato sottratto al proprio ambiente e successivamente mostrato al pubblico. Nei contenuti diffusi sui social, la scimmietta apparirebbe con un pannolino e sarebbe stata alimentata con cibo ritenuto inadeguato per la sua età e per le sue esigenze. L’Enpa considera questi comportamenti una forma di sfruttamento a fini di visibilità e richiama l’attenzione sulle possibili conseguenze per il benessere del cucciolo.
Giusy D’Angelo, presidente dell’Enpa, ha definito inaccettabile l’utilizzo degli animali come strumenti di esibizione e per aumentare il seguito online. L’associazione sottolinea inoltre che la detenzione e l’acquisto di esemplari appartenenti a specie tutelate possono avere implicazioni normative sia in Italia sia in Egitto. L’Enpa non ha indicato, al momento, un’azione giudiziaria già avviata: ha parlato della necessità di esaminare il caso e di verificare quali iniziative possano essere intraprese.
Il tema della separazione dalla madre
Per gli animalisti, l’aspetto più grave riguarda il fatto che la scimmietta sarebbe stata separata dalla madre quando era ancora molto giovane. L’Enpa ricorda che un allontanamento precoce può privare il cucciolo di una figura essenziale per la sopravvivenza e delle interazioni necessarie allo sviluppo fisico e comportamentale. La preoccupazione riguarda quindi non soltanto la diffusione delle immagini, ma anche le condizioni dell’animale e il contesto in cui sarebbe avvenuto il distacco.
La presidente dell’associazione ha rivolto un richiamo anche agli utenti con grande visibilità sui social, invitandoli a considerare la responsabilità legata ai propri contenuti. Secondo l’Enpa, chi dispone di un ampio seguito dovrebbe contribuire a promuovere una maggiore conoscenza della biodiversità e un rapporto rispettoso con le specie minacciate, invece di trasformare la presenza di un animale in un elemento di intrattenimento.
L’associazione ha infine esteso la riflessione oltre il singolo episodio, sostenendo che la sensibilità verso la sofferenza animale non dovrebbe emergere soltanto davanti ai casi più esposti sui social. La tutela, nella posizione dell’Enpa, richiede consapevolezza delle conseguenze delle scelte quotidiane e attenzione al valore della vita animale. Restano da verificare gli elementi del caso e gli eventuali profili di responsabilità, anche alla luce delle norme applicabili nei due Paesi.