Agricoltura urbana

Rischi dell’agricoltura urbana: orti e pollai a km zero

L'associazione HQMonza lancia l'allerta sui rischi legati agli orti e pollai in una delle province più inquinate d'Italia.

Rischi dell’agricoltura urbana: orti e pollai a km zero

Il fenomeno degli orti e pollai urbani sta prendendo piede anche a Monza, dove molti cittadini, spinti dalla pandemia di covid, hanno riscoperto il piacere di coltivare la terra. Questa tendenza ha portato alla creazione di spazi verdi, sia in aree comunali che private, con un aumento significativo di orti domestici, balconi verdi e mini allevamenti di pollame.

HQMonza, un’associazione locale, ha deciso di mettere in guardia i cittadini riguardo ai potenziali rischi legati a questa pratica. Nonostante l’appeal di avere prodotti freschi e a chilometro zero, l’associazione sottolinea la necessità di controlli più rigorosi. La provincia di Monza e Brianza è infatti una delle aree più inquinate d’Italia e d’Europa, il che solleva interrogativi sulla sicurezza di coltivare alimenti in un contesto così compromesso.

Controlli e sicurezza alimentare

La crescente diffusione di orti e pollai domestici ha portato a un aumento della domanda di uova e prodotti vegetali freschi, ma la qualità di questi alimenti potrebbe essere compromessa dall’inquinamento ambientale. L’associazione HQMonza invita i cittadini a riflettere su questi aspetti e a considerare l’importanza di garantire la sicurezza alimentare.

In un contesto in cui l’inquinamento da ozono è in aumento e le temperature estive raggiungono livelli record, è fondamentale che i cittadini siano consapevoli dei rischi legati all’agricoltura urbana. La salute pubblica e la qualità dei prodotti alimentari devono rimanere una priorità, e ciò richiede un impegno collettivo per monitorare e gestire le pratiche agricole in ambito urbano.