Disagio sociale

Ad Arcore le famiglie italiane superano quelle straniere tra i poveri

Il report parrocchiale segnala redditi insufficienti, precarietà occupazionale e difficoltà nel sostenere gli affitti.

Ad Arcore le famiglie italiane superano quelle straniere tra i poveri

Per la prima volta in diciotto anni di osservazione continuativa, ad Arcore le famiglie italiane in difficoltà economica hanno superato quelle di origine straniera. Il dato emerge dal 18° Bilancio di missione della Caritas della Comunità Pastorale Sant’Apollinare, presentato venerdì sera durante un incontro pubblico. Secondo il report, il 55,72% dei nuclei seguiti è italiano, mentre il 44,28% è composto da persone di origine straniera.

Il documento è stato illustrato alla presenza del sindaco Maurizio Bono, del responsabile della Caritas di Monza Lorenzo Viganò e del responsabile della Caritas del Decanato di Vimercate Federico Ripamonti. A fare gli onori di casa è stato il parroco don Virginio Vergani. La fotografia restituita dal Centro d’ascolto di via Umberto I segnala un cambiamento nella composizione della povertà locale: la vulnerabilità economica non riguarda più prevalentemente i percorsi di integrazione e i nuclei stranieri, ma coinvolge in misura crescente anche la popolazione italiana.

Reddito insufficiente e difficoltà abitative

Tra le cause principali del disagio emerge la combinazione tra assenza di un’occupazione stabile e riduzione del potere d’acquisto. Il bisogno legato al reddito è stato indicato nel 67% dei colloqui. Il 23% delle persone che si sono rivolte agli sportelli parrocchiali ha dichiarato di non avere alcuna entrata economica, mentre il 65% ha riferito di disporre di risorse insufficienti per affrontare le spese quotidiane o quelle straordinarie.

Tra le uscite più difficili da sostenere figurano visite specialistiche, terapie e ausili sanitari. Il bilancio evidenzia, in particolare, la presenza di pensionati italiani che chiedono un aiuto per acquistare medicinali. La mancanza di un lavoro stabile incide anche sull’abitazione: il disagio abitativo è stato segnalato nel 12% dei bisogni, con difficoltà nel pagamento degli affitti sul mercato privato, ricorso alla coabitazione e rischio di sfratto.

Volontari e rete di sostegno

La risposta della comunità si basa sull’attività di circa cento volontari, impegnati nel Centro d’ascolto, nella distribuzione dei viveri e nello sportello La Provvidenza. Nel corso dell’anno sono state raccolte e distribuite anche consistenti quantità di prodotti freschi recuperati dalla grande distribuzione locale. Il magazzino del guardaroba ha garantito inoltre la raccolta e la redistribuzione degli indumenti.

Tra i servizi attivi figura anche il Telefono Amico, rivolto soprattutto alle persone anziane e sole, che ha effettuato 1.385 telefonate nel corso dell’anno. Il Punto Mamma propone corsi di lingua italiana per donne straniere e attività educative e di sostegno scolastico, tra cui il progetto Righello e pastello. La rete comprende inoltre Famiglie Solidali, Banco Alimentare, Alpini e altre realtà del volontariato locale.

Durante l’incontro, il sindaco Bono ha riconosciuto il ruolo svolto dalla Caritas nel sostenere le persone nei momenti di emergenza, sottolineando come i volontari riescano a intervenire anche quando gli uffici pubblici non sono operativi. Federico Ripamonti ha richiamato l’attenzione sulla necessità di leggere i dati oltre le percentuali, perché dietro ogni numero ci sono persone e storie individuali.

Il bilancio indica così la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, parrocchie e associazioni. L’obiettivo, emerso nel corso della serata, è trasformare l’analisi delle difficoltà economiche in una rete di prossimità capace di offrire sostegno concreto e di contrastare il rischio che l’assistenza diventi l’unica risposta alla povertà.