Commemorazione storica

Mattarella ricorda il disastro Icmesa a Seveso, 50 anni dopo

Il presidente della Repubblica sottolinea l'intollerabile irresponsabilità dei vertici aziendali e le conseguenze per la popolazione.

Mattarella ricorda il disastro Icmesa a Seveso, 50 anni dopo

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto a Seveso in occasione del cinquantesimo anniversario del disastro dello stabilimento chimico Icmesa, avvenuto il 10 luglio 1976. Durante la cerimonia, a cui hanno partecipato anche i vertici delle istituzioni locali e nazionali, Mattarella ha ricordato la gravità della contaminazione da diossina e ha reso omaggio ai soccorritori e ai cittadini colpiti. Prima di ripartire, il capo dello stato ha rivolto un saluto ai genitori di Luca Attanasio, l’ambasciatore ucciso in Congo nel 2021.

La gravità dell’incidente

Il capo dello Stato ha aperto il suo intervento inquadrando la portata storica dell’incidente, causato dalla fuoriuscita di una nube tossica dalla fabbrica situata al confine con Meda. “Il disastro ambientale che, cinquant’anni fa, dalla periferia di Meda sconvolse la comunità di Seveso e coinvolse anche quelle di Cesano Maderno e Desio, fu un evento tra i più drammatici che il nostro Paese si sia trovato ad affrontare e, ancora oggi, i suoi effetti inquinanti lo fanno considerare uno degli eventi più gravi a livello globale”, ha dichiarato. “Un intero paese, un’intera zona della operosa Brianza si fermarono. L’intera Regione, l’intera Italia erano sgomente”.

Mattarella ha poi evidenziato l’intollerabile irresponsabilità dei vertici aziendali, sottolineando il colpevole ritardo con cui fornirono notizie della gravità di quanto stava accadendo. “La presenza di diossina nell’aria fu così prima taciuta, occultata, quindi minimizzata. Altrettanto sconcertante è la circostanza che soltanto il disastro svelò che, nello stabilimento, veniva prodotto triclorofenolo, altamente pericoloso”, ha specificato.

I drammi della popolazione e la diossina

Il discorso si è concentrato sulle conseguenze sanitarie e sociali che la diossina ha provocato sulla popolazione locale nei decenni successivi. Mattarella ha ricordato le vittime e i disagi delle famiglie: “In questa ricorrenza il pensiero si rivolge anzitutto a quanti subirono le conseguenze umanamente più pesanti per la fuoriuscita dalla fabbrica di quella grande quantità di sostanze altamente tossiche. A chi perse la vita in seguito a malattie causate, o aggravate, dall’esposizione prolungata alla diossina. Ai quasi 200 bambini di allora che vennero colpiti da una seria patologia della pelle. Alle donne che si trovarono improvvisamente con la propria gravidanza a rischio di malformazioni”.

Il presidente ha anche aggiunto il peso economico dell’emergenza: “L’allontanamento dalla propria casa, dal terreno coltivato, la morte degli animali allevati, la rinuncia all’attività commerciale o d’impresa costruita e sviluppata con impegno e fatica. Drammi per la comunità che si interrogava sulla continuità del proprio insediamento”.

Infine, Mattarella ha reso omaggio a Carlo Galante, operaio dell’Icmesa insignito della medaglia d’argento al valor civile, per il suo eroismo durante l’emergenza. “Con soltanto una semplice maschera sul viso, Carlo Galante riuscì ad azionare la valvola del raffreddamento, limitando l’uscita della sostanza tossica”, ha concluso.