Dietro gli scontri avvenuti a Milano durante la manifestazione di sabato, la dirigente scolastica Chiara Frigeni individua anche una questione educativa: come rispondere al disorientamento di molti adolescenti. La riflessione arriva da In-Presa, realtà formativa di Carate Brianza, e non intende ridurre la gravità dei comportamenti né mettere in discussione l’accertamento delle responsabilità.
Secondo Frigeni, l’80% dei fermati era minorenne. Nel contributo diffuso dopo i fatti, la dirigente descrive quei partecipanti come ragazzi spesso incapaci di spiegare in modo chiaro le ragioni delle proprie azioni. Un disagio che, nella sua lettura, può trasformarsi in paura e quindi in una violenza priva di una direzione precisa.
La responsabilità per i comportamenti
Il contatto tra i partecipanti sarebbe avvenuto anche attraverso i social, con inviti a prendere parte a una manifestazione all’insegna del fare confusione. Frigeni interpreta quella dinamica come il segnale di una più ampia insoddisfazione giovanile, legata alla percezione di non avere prospettive, riferimenti o percorsi riconoscibili.
La dirigente ribadisce però che le condanne per i gesti compiuti sono necessarie. Devono essere accertate le responsabilità individuali, individuati gli eventuali reati e applicate le sanzioni previste. La questione, aggiunge, non può tuttavia esaurirsi nella punizione: occorre chiedersi quale risposta offrire dopo l’intervento della giustizia e come affrontare le condizioni che alimentano il disorientamento.
Il ruolo degli adulti
La proposta indicata da Frigeni è quella di un orientamento concreto, capace di affiancare i ragazzi nella scoperta delle proprie capacità e delle possibili strade future. Il riferimento è alle parole di Emilia Vergani, fondatrice della Cooperativa Sociale In-Presa, sintetizzate nell’invito a seguire un adulto disposto a camminare accanto ai più giovani.
In questa prospettiva, scuola, famiglie, istituzioni, imprese ed enti di formazione sono chiamati a offrire presenza, tempo e occasioni. Non solo indicazioni astratte, ma esperienze in cui conoscere mestieri, professioni e percorsi di vita. L’obiettivo è aiutare ciascun ragazzo a riconoscere possibilità concrete e a costruire un progetto personale senza ricorrere alla distruzione o alla violenza per affermare la propria esistenza.
Nel testo viene richiamato anche ciò che accadeva, nello stesso momento, in altre scuole: durante gli Open Day, studenti e tutor accoglievano ragazzi più piccoli per presentare opportunità formative e favorire scelte consapevoli. Per Frigeni, questi percorsi diventano possibili quando i giovani incontrano adulti capaci di accompagnarli e di testimoniare, con la propria esperienza, che costruire e progettare il futuro è ancora possibile.