Indagine penitenziaria

Sei misure cautelari per droga e cellulari nel carcere di Monza

Coinvolti quattro italiani e due albanesi: contestati anche corruzione e furto con destrezza

Sei misure cautelari per droga e cellulari nel carcere di Monza

Sei misure cautelari sono state eseguite dalla Polizia di Stato nell’ambito di un’indagine della Procura della Repubblica di Monza su un presunto sistema di introduzione e distribuzione di droga e telefoni cellulari nel carcere di Monza. Due persone sono state portate in carcere, una è stata sottoposta agli arresti domiciliari e per altre tre è stato disposto l’obbligo di dimora.

I destinatari dei provvedimenti sono quattro cittadini italiani e due cittadini albanesi, indagati a vario titolo per corruzione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, introduzione illecita di telefoni cellulari in un istituto penitenziario e furto con destrezza. Tra gli indagati figura anche un appartenente alla Polizia Penitenziaria in servizio nella struttura monzese.

Il presunto sistema nel carcere

L’attività investigativa è stata avviata nel febbraio 2026 dopo una segnalazione della stessa Polizia Penitenziaria ed è stata condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Monza e della Brianza, in collaborazione con il personale penitenziario. Gli accertamenti avrebbero consentito di ricostruire un’organizzazione finalizzata a far entrare nel carcere sostanze stupefacenti e dispositivi telefonici destinati ai detenuti.

Al centro dell’inchiesta è emersa la posizione di un cittadino albanese, inizialmente detenuto e poi scarcerato, che secondo la ricostruzione degli investigatori avrebbe gestito il commercio illecito di droga e telefoni con la collaborazione di un agente penitenziario. Quest’ultimo, in cambio di denaro, avrebbe introdotto i materiali nella struttura, alimentando un mercato clandestino interno.

Le attività tecniche hanno documentato incontri e scambi tra gli indagati anche fuori dal carcere, soprattutto tra Monza e Lissone. In uno degli episodi ricostruiti sarebbe stata consegnata una somma di 600 euro come acconto per l’introduzione di circa 100 grammi di hashish, destinati a un detenuto ritenuto coinvolto nella successiva distribuzione della sostanza.

I sequestri e gli altri episodi contestati

L’indagine ha fatto emergere anche una presunta attività di spaccio di cocaina, hashish e, in quantità minore, sostanze sintetiche tra Monza, Lissone e alcuni comuni della provincia di Milano. Un riscontro era arrivato il 24 marzo 2026, quando l’agente penitenziario era stato arrestato durante il servizio mentre consegnava a un detenuto un telefono cellulare, circa 200 grammi di hashish e 28 grammi di cocaina.

Le successive perquisizioni avevano portato al ritrovamento di ulteriori quantitativi di stupefacente e altri telefoni. Nel complesso, durante i controlli svolti dalla Polizia Penitenziaria di Monza tra luglio 2025 e aprile 2026, sono stati sequestrati circa 900 grammi di hashish e 30 grammi di cocaina.

Ad altri indagati sono stati contestati episodi di spaccio all’esterno del carcere. A uno di loro viene inoltre attribuito un furto con destrezza di 10.000 euro ai danni del titolare di una sala slot di Cinisello Balsamo.

Le misure cautelari sono state eseguite dalla Squadra Mobile di Monza con il supporto degli uffici territorialmente competenti nelle province di Monza e della Brianza, Bergamo e Palermo. Nel capoluogo siciliano, uno degli indagati è stato anche arrestato in esecuzione di un distinto ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Monza: dovrà scontare una pena di sei anni e due mesi per reati contro il patrimonio.